Valle del Ticino riserva della biosfera

La valle del Ticino dal 2002 fa parte della rete mondiale delle riserve della biosfera, designate dall’Unesco attraverso il programma MAB (Man and Biosphere). Le riserve della biosfera sono aree di ecosistemi terrestri, costali, marini il cui obiettivo è quello di promuovere e dimostrare una relazione equilibrata tra la popolazione, lo sviluppo economico e l’ambiente. La nomina a riserva MAB rafforza e perfeziona il modello di salvaguardia e di sviluppo già perseguito dai due Parchi del Ticino, il lombardo e il piemontese.
Lo scopo del parco è quello di coinvolgere maggiormente i gestori, gli amministratori e le popolazioni a calibrare un sistema economico bilanciato con la tutela degli ecosistemi, naturali e semi-naturali di origine antropica, e la valorizzazione dei paesaggi ricchi di elementi storici e culturali.

Un po’ di numeri

Il parco del Ticino è gestito da un ente di diritto pubblico che comprende 3 province e 47 comuni:
VARESE: Sesto Calende, Vergiate, Golasecca, Arsago Seprio, Besnate, Somma Lombardo, Casorate Sempione, Gallarate, Cardano al Campo, Vizzola Ticino, Ferno, Lonate Pozzolo e Samarate.
MILANO: Vanzaghello, Nosate, Castano Primo, Turbigo, Robecchetto con Induno, Cuggiono, Bernate Ticino, Boffalora Ticino, Buscate, Magenta, Robecco sul Naviglio, Cassinetta di Lugagnano, Abbiategrasso, Ozzero, Morimondo, Besate, Motta Visconti.
PAVIA: Cassolnovo, Vigevano, Gambolò, Bereguardo, Borgo S. Siro, Zerbolò, Torre d’Isola, Garlasco, S. Martino Siccomario, Pavia, Gropello Cairoli, Villanova d’Ardenghi, Carbonara al Ticino, Valle Salimbene, Travacò Siccomario, Linarolo e Mezzanino.

Il primo parco Regionale

Il Parco Lombardo del Ticino nasce ufficialmente il 9 gennaio del 1974.
Ci vollero 6 anni prima di arrivare ad un piano territoriale di coordinamento. Questo vuoto di programmazione ha causato ingenti danni alle foreste tra Vigevano e Bereguardo che furono tagliate per fare spazio a pioppeti o colture agricole.
Il parco del Ticino ha una superficie di circa 91.140 ettari così suddivisi:

  • 22.000 ettari sono a vocazione naturale (costituiscono gli ultimi lembi di foresta planiziale che 2000 anni fa ricopriva quasi per intero la Pianura Padana.
  • 42.700 ettari sono destinati ad attività agricole (purtroppo agricoltura intesiva).
  • 21.740 ettari sono urbanizzati.

I cambiamenti fatti dall’uomo

La pianura padana è stata, fino alla conquista dei Romani, una selva boscosa estesa quasi uniformemente. Le popolazioni celtiche non avevano alterato la natura: vivevano infatti di caccia, allevamento e con forme primitive di agricoltura. L’ambiente che vediamo oggi non ha quasi nulla di “naturale”, ma è il risultato di un profondo intervento dell’uomo che ha stravolto le condizioni primitive.
L’avvento dei Romani causò una profonda modificazione del territorio. Per assegnare le terre di conquista ai legionari lo Stato effettuò la “centuriazione”, una suddivisione dell’agro pubblico in appezzamenti che aveva l’obbiettivo di migliorare la produzione agricola e permettere il controllo catastale delle proprietà. Le selve millenarie vennero così abbattute per far posto alla perfetta geometria dei campi e da quest’opera, compita praticamente in tutta la pianura Padana, si salvarono solo i terreni non interessanti economicamente o per lo sfruttamento agricolo: le aree occupate dai fiumi, ad esempio, troppo ghiaiose e soggette a inondazioni, e le zone ritenute malsane, come la Lomellina, con un terreno che non consentiva un’agricoltura remunerativa.
Il notevole calo demografico avvenuto nel Medioevo favorì una espansione delle foreste superstiti che sopravvissero inalterate anche nelle epoche successive come riserve di caccia per i nobili. Nei secoli seguenti furono i monaci a riprendere i disboscamenti, per ottenere terreni agricoli sui quali applicare le nuove tecniche messe a punto nei vari monasteri. Da allora le estensioni boschive sono state ridimensionate anno dopo anno. Si sono salvate macchie di vegetazione ad alto fusto solo lungo i fiumi e sui terreni poco fertili delle brughiere. Nella valle del Ticino è possibile trovare discrete estensioni di vegetazione forestale su suoli profondi e fertili, salvate quasi miracolosamente dagli abbattimenti iniziati negli anni Sessanta, quando la speculazione agricole era alla ricerca di nuove aree per la coltura intensiva del pioppo.

L’ambiente fisico e natuale

Il fiume Ticino non solo rappresenta un polmone verde in un’area di forte antropizzazione e industrializzazione, ma anche un corridoio naturalistico che collega per un centinaio di chilometri l’area pedemontana del Lago Maggiore al PO. Il Ticino nasce in Svizzera. La sorgente principale è in val Bredetto, al passo di Novena a circa 2.480 m., un’altra sorgente è nei pressi dell’Ospizio del San Gottardo e si congiunge alla prima ad Ariolo. Dopo un percorso selvaggio (gole di Stalvedro e del monte Piottino), all’imbocco della piana di Magadino il Ticino viene imbrigliato in argini che ne fanno un canale fino al delta del lago Maggiore. Esce nei pressi di Sesto Calende e prosegue il suo corso dopo Pavia, in località Ponte della Becca. La lunghezza complessiva è di 248 chilometri, 110 dei quali interessano il parco.

Ponti e sbarramenti

A poco meno di quattro chilometri dal lago c’è la diga di regolazione della Miorina, una costruzione in ferro che poggia su tre basi di massi, entrata in funzione nel 1942. Sei chilometri più a sud, nel territorio di Somma Lombardo, si trova la diga di Porto della Torre. Un chilometro e mezzo più a valle si trova ancora una diga, quella di Pandperduto. Lunga circa 300 metri e con un dislivello di 5 metri, affianca l’edificio di presa del Canale Villoresi. La costruzione protegge le saracinesche di regolazione delle acque. Vengono alimentati sia il canale Villoresi, entrato in funzione nel 1887, che il canale industriale in esercizio dal 1900.

Rete natura 2000

Natura 2000 è una rete ecologica individuata su tutto il territorio dell’Unione Europea, destinata alla conservazione della biodiversità ed in particolare alla tutela di una serie di habitat e di specie animali e vegetali rari e minacciati.

I boschi

I boschi del Ticino occupano circa 17.550 ettari, che possono essere divise in tre gruppi:

  • I boschi delle colline pedemontane.
  • I boschi delle brughiere.
  • I boschi di fondovalle.

Alberi, arbusti e liane presenti nel parco

Acero campestre, Acero di monte, Acero negundo, Acero riccio, Ailanto, Betulla, Biancospino, Brugo, Buddleia, Caprifoglio comune, Caprifoglio giapponese, Carpino bianco, Castagno, Clematide, Cornioli, Sanguinello, Crespino, Edera, Frangola, Frassini, Orniello, Fusaggine, Gelso bianco, Ginestre, Ligustro comune, Melo selvatico, Nocciolo, Olmo campestre, Ontano nero, Pallone di maggio, Pino rigido, Pino silvestre, Pino strobo, Pioppo bianco, Pioppo grigio, Pioppo ibrido, Pioppo nero, Pioppo tremolo, Platano comune, Ciliegio selvatico, Ciliegio tardivo, Pado, Prugnolo, Querce, Cerro, Farnia, Quercia rossa, Rovere, Roverella, Robinia, Rosa selvatica, Rosa serpeggiante, Rovi, Salice bianco, Salice cinereo, Salice ripaiolo, Salice rosso, Salicone, Sambuco nero, Spino cervino, Tiglio selvatico e la Vite del Canada.
Molte di queste specie sono state introdotte dall’uomo, tipo il Pioppo ibrido, la Robinia.

I mammiferi presenti nel parco

Riccio, Toporagno, Talpa, Pipistrelli, Lepre, Coniglio selvatico, Silvilago, Scoiattolo rosso e grigio, Nutria, Ghiro, Moscardino, Arvicole, Topi selvatici, Cinghiale, Capriolo, Daino, Volpe, Donnola, Puzzola, Faina, Martora, Tasso,

Gli anfibi e rettili presenti nel parco

Salamandra pezzata, Tritone crestato, Tritone punteggiato, Pelobate fosco, Rospo comune, Rospo smeraldino, Raganella italiana, Rana agile, Rana di Lataste, Rana di Lessona, Rana esculenta, Testuggine palustre europea, Tartaruga dalle orecchie/guance rosse, Geco comune, Ramarro occidentale, Lucertola muraiola, Lucertola campestre, Orbettino, Biacco, Saettone comune, Natrice viperina, Natrice dal collare, Natrice tassellata, Colubro liscio e la Vipera comune.

Gli uccelli presenti nel parco

Cigno reale, Volpoca, Anatra mandarina, Fischione, Canapiglia, Alzavola, Germano reale, Codone, Marzaiola, Mestolone, Fistione turco, Moriglione, Moretta tabaccata, Moretta, Orco marino, Quattrocchi, Smergo maggiore, Colino della Virginia, Quaglia, Fagiano comune, Strolaga mezzana, Cormorano, Tarabuso, Tarabusino, Nitticora, Sgarza ciuffetto, Airone guardabuoi, Garzetta, Airone bianco maggiore, Airone rosso, Airone cenerino, Cicogna bianca, Ibis sacro, Tuffetto, Svasso maggiore, Svasso collorosso, Svasso piccolo, Falco pecchiaiolo, Nibbio bruno, Biancone, Falco di palude, Albanella reale, Astore, Sparviere, Poiana, Falco pescatore, Gheppio, Smeriglio, Lodaiolo, Falco pellegrino, Porciglione, Gallinella d’acqua, Folaga, Gru, Beccaccia di mare, Cavaliere d’Italia, Occhione, Corriere piccolo, Piviere dorato, Pavoncella, Piovanella pancianera, Frullino, Beccaccino, Beccaccia, Chiurlo maggiore, Piro piro piccolo, Piro piro culbianco, Pantana, Gabbiano comune, Gabbianello, Gavina, Gabbiano reale nordico, Gabbiano reale, Gabbiano reale pontico, Fraticello, Sterna comune, Piccione domestico, Colombella, Colombaccio, Tortora dal collare, Tortora selvatica, Parrocchetto dal collare, Parrocchetto monaco, Cuculo, Barbagianni, Assiolo, Civetta, Allocco, Gufo commune, Fugo di palude, Succiacapre, Rondone comune, Rondone maggiore, Martin pescatore, Gruccione, Upupa, Torcicollo, Picchio verde, Picchio nero, Picchio rosso maggiore, Picchio rosso minore, Tottavilla, Allodola, Topino, Rondine, Balestruccio, Calandro, Pispola, Spiocello, Cutrettola, Ballerina gialla, Ballerina bianca, Merlo acquaiolo, Scricciolo, Passera scopaiola, Pettirosso, usignolo, Codirsso spazzacamino, Codirosso comune, Saltimpalo, Merlo, Cesena, Tordo bottaccio, Tordo sassello, Tordela, Usignolo di fiume, Cannaiola verdognola, Cannaiola colune, Cannareccione, Canapino comune, Capinera, Beccafico, Sterpazzola, Lui piccolo, Regolo, Fiorrancino, Pigliamosche, Panuro di Webb, Codibugnolo, Cinciarella, Cinciallegra, Cincia dal ciuffo, Cincia mora, Cincia bigia, Picchio muratore, Rampichino comune, Pendolino,Rigogolo, Averla piccola, Averla maggiore, Ghiandaia, Gazza, Taccola, Corvo comune, Cornacchia nera, Cornacchia grigia, Storno, Passera d’Italia, Passera mattugia, Fringuello, Peppola, Verzellino, Verdone, Cardellino, Lucherino, Fanello, Organetto, Crociere, Frosone, Zigolo delle nevi, Zigolo giallo, Zigolo nero, Zigolo muciatto, Migliarino di palude, strillozzo.
Specie nidificanti e svernanti. È un po’ di anni che non vedo sul fiume i fenicotteri.

La fauna ittica del parco

Storione comune, cobice, ladano, Trota di fiume, marmorata, iridea, Salmerino di fonte, Temolo, Luccio, Luccio perca, Triotto, Pigo, Cavedano, Vairone, Sangiunerola, Tinca, Scardola, Alborella, Savetta, Lasca, Gobione, Barbo, Carassio, Carassio dorato, Carpa, Carpa a specchi, Carpa cuoio, Cobite, Pesce gatto, Anguilla, Gambusia, Persico reale, Persico sole, Persico trota, Gozzo di fiume, Scazzone, Lampreda comune, Siluro.
Molti di questi tipi di pesci sono spariti dal Ticino.

Qui trovate le pubblicazione del Parco del Ticino.
Fonte: vari testi del parco del Ticino.
Purtroppo tutte queste specie sono in pericolo per colpa dell’uomo. Diminuzione del territorio, acqua e terreni inquinati, bracconaggio ecc.

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